giovedì 13 agosto 2026

“Nanakorobi Yaoki – Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava”: Shu Takahashi tra Oriente e Occidente alla Fondazione de Marchis dell’Aquila. Mostra visitabile fino al 4 settembre

Nanakorobi Yaoki è un proverbio giapponese: cadere sette volte, rialzarsi l’ottava. Una filosofia di vita costruita sull’idea che il valore non stia nell’evitare la caduta ma nel rialzarsi sempre. Per L’Aquila — città che ha scelto la cultura come forma di rinascita — scegliere questo titolo non è un caso.

Inaugurata il 2 luglio 2026 e visitabile gratuitamente fino al 4 settembre, la mostra è il secondo progetto della rassegna Nanakorobi Yaoki della Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, con la direzione artistica di Diana Di Berardino. È curata da Anna Imponente con la collaborazione di Ari Takahashi, figlio dell’artista, e allestita da Marcello Deroma e Carlo Mangolini.

Il progetto si avvale del patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e dell’Istituto Giapponese di Cultura a Roma (Japan Foundation).

Chi è Shu Takahashi

Shu Takahashi nasce nel 1930 nella prefettura di Hiroshima. Si avvicina alla pittura come a una “profonda, liberatoria esigenza di espressione” e ottiene il primo grande riconoscimento in Giappone nel 1961, vincendo il Gran Premio dei Nuovi Artisti con Strada della luna al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Tokyo.

Nel 1963 arriva in Italia grazie a una borsa di studio del Governo italiano. L’incontro con Lucio Fontana e lo spazialismo segna il suo sguardo senza condizionarlo: la sua ricerca sviluppa una via propria, che unisce l’artificiosità costruttivista occidentale al vitalismo organicista orientale. Il 1966 — con la prima personale alla Galleria del Cavallino di Venezia — segna la svolta verso il colore: smalti nitrati e acrilici in tonalità vibranti di blu, rosso e arancio, usati per rappresentare una forma di gioia di vivere come “spinta energetica”.

Takahashi sviluppa una tecnica originale basata sulle “shaped canvas” — tele sagomate con margini curvilinei e solchi profondi tra i colori — che superano la distinzione tra pittura e scultura, conferendo all’opera una dimensione oggettuale e spaziale. Partecipa alla Biennale di Venezia nel 1976 e alla Quadriennale di Roma nel 1977; la sua carriera culmina con una retrospettiva alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1993. Nel 1996 realizza il mosaico “Quattro Stagioni” nella stazione metro Ottaviano di Roma.

Ha vissuto in Italia per quarant’anni. Nel 2020 viene insignito del titolo di Persona di Merito Culturale dal Governo Giapponese; nel 2021 riceve l’onorificenza di Commendatore dal Governo Italiano.

La mostra: tre livelli di lettura, un dialogo tra culture

Il percorso espositivo si sviluppa attraverso tutti gli ambienti della Fondazione su tre livelli sovrapposti.

Il livello visivo: le opere — provenienti dalla Collezione della Fondazione e da prestiti di importanti collezioni pubbliche e private italiane e giapponesi — mostrano la loro “essenziale policromia e fluidità di forme”. Tra queste spicca “Incontro” (1992), grande opera monumentale proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (GNAMC).

Il livello documentario: apparati informativi, riproduzioni fotografiche e videoproiezioni restituiscono tre interventi chiave nella carriera di Takahashi: l’allestimento della discoteca Mon Ami a Roma nel 1969 (video: youtu.be/Nwy49OiuZeg), l’installazione sul Battistero di San Giovanni a Volterra nel 1973 (video: youtu.be/8Ml6TEah9Yk) e i dipinti monumentali per il Tempio buddista Renge-In Tanjo-Ji in Giappone nel 2017 (video: youtu.be/cV0HzqMJXnY).

Il livello emozionale: ritratti dell’artista, trascrizioni di interviste e pensieri personali che restituiscono la dimensione umana di Takahashi.

Il percorso è accessibile in doppio registro linguistico (italiano/inglese), con QR code per approfondimenti e una brochure-origami a cura di Valentina Equizi.

Come scrive Anna Imponente nel testo critico: «Strana l’eleganza, lo splendore, l’intensità ineguagliata della sua arte. Fatta di semplificazioni estreme, l’innocenza di sensazioni tattili, l’epifania di nuovi materiali, i colori di lacca. […] Con la permeabilità del suo spirito Takahashi trasforma in realtà il sogno sublime di attraversare i muri dello studio unendo in un continuo fluire Oriente e Occidente, contenere universi di modernità e tradizione.»

Informazioni pratiche

Mostra Nanakorobi Yaoki – Shu Takahashi

Sede Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, Corso Vittorio Emanuele II, 23 — L’Aquila

Fino al 4 settembre 2026

  • Orari Giovedì 11:00 – 19:30
  • Venerdì 17:30 – 20:00
  • Sabato 17:30 – 20:00
  • Domenica 11:00 – 13:00 / 17:30 – 20:00

Ingresso Libero

Sito fondazionedemarchis.it

Info fondazione.demarchis@gmail.com

mercoledì 12 agosto 2026

“Germogliati semi”: omaggio a Joseph Beuys nel quarantennale all’Orto Botanico di Collemaggio — fino al 5 settembre, ingresso libero

C’è qualcosa di intrinsecamente beuysiano nell’idea di portare l’arte in un orto botanico medievale: la radice terrestre dell’opera, il dialogo tra il naturale e il costruito dall’uomo, l’utopia di un’arte che sia vita e non decorazione. Dal 30 luglio al 5 settembre 2026, l’Orto Botanico — già medievale celestiniano del Convento di Santa Maria di Collemaggio, a ridosso dell’omonima Basilica, in Via S. Josemaría Escrivá all’Aquila — ospita “Germogliati semi. Omaggio a Joseph Beuys (1921–1986) nel Quarantennale della scomparsa”, quarto appuntamento di Seminiamo Arte VI edizione, la rassegna interdisciplinare diretta da Lea Contestabile e curata per questo appuntamento da Antonio Gasbarrini e Mariano Cipollini.

L’iniziativa è a ingresso libero e rientra nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, sostenuta e promossa dal Comune dell’Aquila.

Joseph Beuys e la “Difesa della Natura”

Joseph Beuys — nato nel 1921, scomparso il 23 gennaio 1986 — è stato molto più di un artista: un teorico, un attivista, un educatore che ha ridefinito il concetto stesso di arte attraverso il principio della “Scultura sociale”. Per Beuys ogni essere umano è un artista potenziale (“Ognuno, con il suo pensiero e la sua attività pragmatica è un artista”), e l’arte è il modo in cui la società trasforma se stessa.

Il suo concetto di “DIFESA DELLA NATURA” — parola d’ordine che riassume decenni di attivismo ecologico, da “7000 querce” a Kassel alle azioni politiche per la tutela dell’ambiente — è il cuore tematico di questo omaggio e la chiave con cui i trenta artisti invitati dialogano con la sua eredità. Un dialogo tanto più urgente nell’attuale contesto eco-sistemico devastato, dove le sculture, installazioni e performance disseminate nell’Orto Botanico invitano il visitatore a relazionarsi con la natura con una nuova presa di coscienza.

La mostra: oltre trenta artisti in un orto medievale

Il percorso espositivo trasforma l’Orto Botanico medievale celestiniano — la cui origine risale al Medioevo, nel cuore del complesso conventuale di Collemaggio — in un paesaggio artistico dove sculture, installazioni e performance si mescolano alla vegetazione e alla storia del luogo.

Oltre trenta artisti italiani e stranieri sono stati invitati a partecipare con opere e performance “in perfetta sintonia con il rivoluzionamento creativo della Scultura sociale” beuysiana: Alessandro Antonucci, Paola Babini, Rosetta Berardi, Vito Bucciarelli, Mirta Carroli, Mario Costantini, Gianfranco D’Alonzo, Paolo Dell’Elce, Yvonne Ekman, Marco Fioramanti, Giampiero Gigliozzi, Okan Gökgöz, Jörg Grünert e Cam Lecce, Francesco Guadagnuolo, Hans-Hermann Koopmann, Mauro Magni, Mandra Cerrone, Carola Masini, Davide Medri, Massimo Pellegrinetti, Massimo Piunti, Enrico Pulsoni, Romanoleli, Paola Romoli Venturi, Virginia Ryan, Paolo Spoltore, Silvia Stucky e Cinzia Colombo, Tiziana Tacconi, Stefano Trappolini, Patrizia Trevisi, Barbara Uccelli, Wang Yongxu, Cervo Zoppo.

Inizio settembre: seminario e mostra fotografica
L’evento non si esaurisce nel percorso all’Orto Botanico. All’inizio di settembre 2026 sono in programma due appuntamenti conclusivi:

Un incontro seminariale interdisciplinare sulla valenza non solo estetica della ricerca beuysiana e sull’attuale stato di salute dell’Orto Botanico
Una mostra fotografica di ritratti di Beuys firmati da Stefano Fontebasso De Martino, allestita al Palazzetto dei Nobili dell’Aquila
Seminiamo Arte: sei edizioni, un’idea di cultura
“Germogliati semi” è la quarta tappa di Seminiamo Arte VI edizione: la rassegna interdisciplinare nata nel 2021 — in pieno Covid, nel post-sismico Villaggio di San Lorenzo dove ancora risiedono gli abitanti “sfrattati” dal borgo medievale di Fossa — diretta da Lea Contestabile e Antonio Gasbarrini.
Per il 2026, Seminiamo Arte si articola in una molteplicità di sedi aquilane: dal Convento di Sant’Angelo d’Ocre al trecentesco Monastero di clausura di San Basilio, da Palazzo Camponeschi e Palazzo Carlo Benedetti al Convento di Santa Caterina, da Palazzo Spaventa al Palazzetto dei Nobili, dalla Fontana Luminosa alla One Gallery. Sezioni tematiche distinte — Arte e Natura, Arte e Spiritualità, Arte Pubblica, Arte Relazionale, Residenze d’Artista, Workshop e laboratori — compongono un progetto che ha come obiettivo trasformare spazi recuperati in luoghi vitali per le comunità.

Informazioni pratiche
Mostra Germogliati semi – Omaggio a Joseph Beuys
Sede Orto Botanico medievale celestiniano, Via S. Josemaría Escrivá — L’Aquila (adiacente alla Basilica di Collemaggio)
Fino al 5 settembre 2026
Orari Lunedì – venerdì: 10:00 – 18:00
Ingresso Libero
Inserita nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, sostenuta e promossa dal Comune dell’Aquila

“Nanakorobi Yaoki – Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava”: Shu Takahashi tra Oriente e Occidente alla Fondazione de Marchis dell’Aquila. Mostra visitabile fino al 4 settembre

Nanakorobi Yaoki è un proverbio giapponese: cadere sette volte, rialzarsi l’ottava. Una filosofia di vita costruita sull’idea che il valore...