martedì 24 febbraio 2026

Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026.

Si è svolta nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura la presentazione del programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. 

Alla presenza del Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi; del Sindaco di Matera, Antonio Nicoletti; del Consigliere Diplomatico del Ministro Giuli, Clemente Contestabile; e della Direttrice Generale della Fondazione Matera Basilicata 2019, Rita Orlando; è stata tracciata la rotta di "Terre Immerse": una visione che trasforma il Mezzogiorno da periferia a piattaforma strategica di diplomazia culturale.

"Matera “Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo” accenderà i riflettori sull’appartenenza mediterranea e sulla vocazione culturale delle aree interne del Meridione. È una predisposizione naturale che valorizziamo attraverso le iniziative del “Piano Olivetti”, lanciato dal Ministero della Cultura per irrobustire i presidi culturali dei territori d’Italia.  E non è un caso che una delle principali iniziative promosse da Matera Capitale Mediterranea 2026, con il sostegno del Ministero della Cultura, sarà proprio una grande esposizione dedicata al legame tra la città e la figura di Adriano Olivetti. Il sogno di Olivetti era quello di integrare in un intento concorde Stato e società civile, cultura e impresa, segmenti sociali e aree geografiche. Matera incarna oggi quella stessa intuizione: la cultura come motore di innovazione, inclusione e coesione", le parole del messaggio di saluto inviato alla conferenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

“La designazione di Matera a Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 assume una rilevanza strategica per la Basilicata, per l’Italia e per l’intero bacino mediterraneo. È una precisa scelta che conferma il ruolo del nostro Paese come punto di riferimento in una visione fondata sul dialogo, sulla cooperazione e sulla diplomazia culturale. Matera e la Basilicata rafforzano quel ruolo avuto nella storia di crocevia di popoli, di istituzioni e di società civili dell’area euro mediterranea, in piena coerenza con l’impostazione dell’azione di governo nel Mediterraneo. Matera 2026 sarà un’occasione per riaffermare la vocazione internazionale dell’Italia e per promuovere una nuova stagione di collaborazione tra i Paesi del Mediterraneo. Per le celebrazioni auspico il pieno coinvolgimento di tutte le istituzioni lucane e degli operatori turistici del territorio”, ha dichiarato il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. 

“La città di Matera propone una visione nuova del Mediterraneo: non più un confine liquido, ma trama culturale che penetra nella terraferma e unisce i popoli. È una descrizione che restituisce al Mezzogiorno un ruolo centrale nello spazio euromediterraneo. Matera, in questo contesto, si propone come baricentro di dialogo, laboratorio di cooperazione tra Europa e Africa, piattaforma di diplomazia culturale capace di generare alleanze durature. Investire in cultura significa investire in infrastrutture civili, in relazioni, in futuro. Il programma tiene insieme istituzioni, comunità, giovani, imprese culturali e territori. Guardiamo con entusiasmo alla Cerimonia di Apertura del 20 marzo: sarà un momento simbolico che darà avvio a un anno di iniziative pensate per rafforzare il dialogo tra le sponde del Mediterraneo”, ha affermato il Sindaco di Matera, Antonio Nicoletti. 

“Quando abbiamo scritto "Terre Immerse" prima ancora che ad un palinsesto di eventi, abbiamo provato ad immaginare un radicale capovolgimento geografico, capace di scardinare le storiche dicotomie tra immerso ed emerso, tra aree interne e costiere, tra periferia e centro. All'interno di questa ambiziosa ridefinizione cartografica, la Fondazione consolida e fa evolvere la propria missione istituzionale: operare come una vera e propria cerniera strutturale tra l'Europa e il Mediterraneo, con il compito di estrarre e raffinare quel "petrolio immateriale" che è la cultura. Forti dell'eredità metodologica acquisita nel 2019 come Capitale Europea, ci poniamo oggi quale nodo attivo e connettore strategico tra le reti delle Capitali della Cultura e il bacino euromediterraneo”, le parole della Direttrice Generale della Fondazione Matera Basilicata 2019, Rita Orlando.


Il programma è articolato in quattro grandi filoni tematici, definiti "Immersioni", che attraversano l'intero anno trasformando la città in un “ponte di pietra” tra le sponde del bacino.

Si parte indagando le Stratificazioni (il tempo), dove Matera si fa archivio verticale. In questa sezione spicca la mostra fotografica di Mimmo Jodice, che con il suo inconfondibile sguardo d'autore indagherà l'antichità e la memoria del Mediterraneo e l'esposizione permanente "Matera nella storia della fotografia". Il tempo è esplorato anche attraverso la tradizione orale del Festival del racconto e si chiude guardando verso l'alto con la magia luminosa e poetica dell'evento Matera Cielo Stellato.

Si prosegue esplorando gli Isolamenti (lo spazio), intesi non come limite ma come risorsa di spiritualità e resilienza delle aree interne. Il programma vede l'attivazione della comunità con la Festa internazionale del Vicinato e la spiritualità delle letture collettive multilingue del Cantico delle Creature. L'indagine sullo spazio abbraccia anche la conferenza scientifica "Mediterraneo, hub del cambiamento climatico".

Centrale è il tema delle Contaminazioni (la società), dove il meticciato culturale diventa pratica attiva. Grande rilievo è dato al progetto "Suoni Mediterranei", un vero e proprio ponte sonoro e residenza musicale che unisce in un dialogo diretto i musicisti di Matera e quelli di Tétouan, città marocchina che condivide con Matera il titolo di Capitale Mediterranea della Cultura e del dialogo 2026. Altrettanto centrale è la grande esposizione "Adriano Olivetti: Matera e il sogno di una impresa", un'indagine sul legame tra cultura industriale e territorio capace di rileggere l'utopia comunitaria come modello attuale per il Sud. Il cartellone delle contaminazioni include inoltre diversi Festival tra cui “Matera Mediterranea", dedicato al dialogo interculturale, "Mediterranean playground”, festival dei giochi di strada, e il Festival del design del Mediterraneo. Completano la sezione i dialoghi accorati di "Voci dal Mediterraneo" e i seminari sulla cooperazione euromediterranea attraverso il restauro, curati dall'Istituto Centrale del Restauro di Matera.

Infine, le Transumanze (il movimento) chiudono il cerchio, trasformando migrazioni culturali e spostamenti in atti generativi. Ruolo di primissimo piano nel programma ha la rassegna Italian Screens, Summit mediterraneo del cinema e dell’audiovisivo che riunirà a Matera rappresentanti istituzionali, produttori e operatori: B2B finalizzati all’internazionalizzazione, al consolidamento e all’attivazione di nuove collaborazioni e rassegne cinematografiche, anche in sinergia con i festival di cinema già presenti in città e in dialogo con altri festival del mediterraneo. Il movimento prende forma anche con le performance musicali di Attraversamenti, l'esplorazione virtuale e sull'IA generativa della mostra digitale "The sea is closer than you think", il viaggio librario di "Atlanti babelici: la biblioteca errante" e la conferenza Ex Med sulle politiche strategiche sul Mediterraneo. Le onde sonore della storica festa di Radio 3, Materadio, portano le voci della cultura oltre i confini fisici. A suggellare questo percorso è la "Porta della Speranza", un'opera site-specific d'arte carceraria realizzata con il Dicastero per la Cultura e l'Educazione della Santa Sede, come soglia fisica e simbolica di accoglienza e dialogo interreligioso

A fare da cornice e collante a queste quattro fasi vi sono incontri trasversali come la rassegna letteraria "Mediterranei. Storie, saperi e pratiche del dialogo", il ciclo "Ricerca, Cultura e Sviluppo Mediterraneo" a cura del Dipartimento per l'innovazione scientifica, umanistica e sociale dell’Università della Basilicata, fino al momento istituzionale conclusivo della Cerimonia di chiusura nella Giornata del Mediterraneo, il 28 novembre 2026.

La dorsale del programma, trasversale a tutte le tematiche, è costituita dal programma di residenze artistiche multidisciplinari. Registi, performer, musicisti, artigiani e creativi provenienti da tutta l'area Euromediterranea abiteranno Matera compiendo un'operazione di scavo e indagine artistica, producendo opere originali destinate a diventare patrimonio della città e attivando un vitale scambio di competenze con il territorio.

Un pilastro fondamentale per l'attuazione di questa visione è il Bando Eventi Capitale Mediterranea 2026. L’avviso pubblico non sarà un semplice strumento finanziario, ma riattiverà il modello di coproduzione con la scena creativa locale già sperimentato con Matera Capitale Europea della Cultura 2019. Una mobilitazione creativa per la comunità: associazioni e operatori diventano protagonisti nella creazione di un palinsesto condiviso e partecipato, rendendo i cittadini stessi autori attivi di Matera 2026.

Il programma si apre il 20 marzo con la Cerimonia inaugurale dell’anno da Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo per la Città dei Sassi. La giornata, coincidente con la Giornata Internazionale della Felicità, si articolerà in due momenti simbolici.

L'avvio delle celebrazioni prenderà corpo nel pomeriggio attraverso il concept del "Cantiere Evento", che convertirà la città in un laboratorio performativo diffuso: dalle impalcature ai balconi delle abitazioni private, fino agli spazi urbani interstiziali, i cantieri e lo spazio pubblico si trasformeranno in palcoscenici di attivazione culturale.

Cuore pulsante di questa narrazione sarà il Teatro Duni, che ospiterà il momento centrale della giornata con la cerimonia istituzionale, a partire dalle ore 17:00. Opera dell'architetto materano Ettore Stella completata nel 1949, la sua riapertura straordinaria nella veste di "cantiere-evento" segna la restituzione alla città di un luogo simbolo della sua modernità.

Al calare del sole, il racconto si sposterà negli antichi Rioni Sassi. Mentre Piazza San Pietro Caveoso diventerà la base per uno spettacolo site-specific di droni che trasformerà la Gravina in uno "specchio luminoso" rivelando le geometrie della roccia, lo sguardo sarà guidato verso l'alto, sulla Rupe del Monterrone. Su questo iconico sperone roccioso nel cuore del Sasso Caveoso, una performance artistica dialogherà con la verticalità del luogo attraverso luci e suoni.  Una "firma luminosa" che proietterà la materialità storica di Matera verso il futuro, offrendo una sintesi visiva perfetta tra la pietra millenaria e le nuove tecnologie. In caso di maltempo lo show serale sarà rimandato al giorno seguente.

MiC, al via la prima edizione di “Libro Città” con le finaliste della Capitale italiana del libro 2026

È partita oggi, al Ministero della Cultura, la prima edizione di "Libro Città", il percorso di consolidamento delle competenze progettuali per le città finaliste al titolo di Capitale italiana del libro per l’anno 2026: 

  • Carmagnola (Torino), 
  • Nardò (Lecce), 
  • Perugia, 
  • Tito (Potenza) e 
  • la città vincitrice Pistoia.

Il programma è promosso dal Ministero della Cultura – Dipartimento per le attività culturali e dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura. 

L’iniziativa Capitale italiana del libro è nata nel 2020 sull’esperienza positiva di Capitale italiana della cultura ed è ispirata al riconoscimento UNESCO di Capitale mondiale del libro. Il suo obiettivo è di sostenere la realizzazione di progetti, programmi e attività per la promozione del libro, della lettura e dell’intera filiera dell’editoria.

In questo contesto, a partire da quest’anno il MiC e la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali dedicano alle cinque città finaliste un percorso che ha l’obiettivo di mettere le amministrazioni nelle condizioni di dare un futuro al patrimonio di relazioni, competenze e percorsi attivati per il dossier di candidatura. Superando la logica dell’unico vincitore, il programma rafforza le competenze e le relazioni necessarie a generare nuove opportunità di crescita culturale condivisa.

Il programma prevede attività di networking e formazione comune: una masterclass dedicata alla conoscenza reciproca e allo scambio tra le città, e due corsi di approfondimento sul tema delle reti e dei partenariati e sul fundraising per i progetti culturali. 

Accanto alle attività comuni, ve ne sono di specifiche rivolte alle finaliste che non hanno ottenuto il titolo: un percorso personalizzato, che prevede workshop finalizzati a sostenere l’attuazione di una o più idee progettuali contenute nei dossier di candidatura e incontri individuali con i docenti dei corsi formativi per approfondire esigenze specifiche. 

Con "Libro Città" il Dipartimento per le attività culturali del Ministero della Cultura e la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, con il Centro per il libro e la lettura, agiscono in coerenza con il Piano Olivetti per la Cultura, contribuendo agli obiettivi di educazione intellettuale e civica, di socialità e rigenerazione culturale dei territori.

domenica 1 febbraio 2026

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo ospita "Franco Battiato. Un’altra vita"

La mostra-evento nel segno di uno dei più amati artisti che ha segnato in modo unico e innovativo la storia della musica italiana


Dal 31 gennaio e fino al 26 aprile 2026, lo Spazio Extra del MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo ospita "Franco Battiato. Un’altra vita", la mostra-evento dedicata a uno dei più grandi protagonisti della cultura italiana contemporanea, a cinque anni dalla sua scomparsa. 

Coprodotta dal Ministero della Cultura e dal MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, la mostra è curata da Giorgio Calcara con Grazia Cristina Battiato ed è organizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia, in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS. 

Attraverso ricordi, materiali inediti e documenti rari, il percorso espositivo restituisce un ritratto intimo e stratificato dell’artista, raccontandone la capacità di continua reinvenzione, la resilienza e l’eredità culturale. Ne emerge un viaggio intenso e immersivo che va oltre la musica e attraversa il tempo, esplorando ogni dimensione della sua ricerca. 

Cantautore, musicista, poeta, filosofo e intellettuale, Franco Battiato ha saputo attraversare generi e linguaggi diversi: dall’avanguardia al pop, dall’elettronica alla mistica. Ricercatore instancabile e progressista, ha trasformato profondamente la canzone italiana, unendo carisma, rigore culturale e un mistero inconfondibile. 

La mostra si articola in sette sezioni tematiche che ripercorrono la sua vita e la sua opera. 

L’inizio (dalla Sicilia a Milano) racconta gli esordi negli anni Sessanta, il trasferimento a Milano e il debutto come cantautore pop, sostenuto da Giorgio Gaber. Le prime apparizioni televisive e le canzoni influenzate dal clima beat pongono le basi della sua futura originalità. 

Con Sperimentare (dall’acustica all’elettronica) si entra negli anni Settanta, quando Battiato abbandona la canzone leggera per dedicarsi alla ricerca d’avanguardia ed elettronica, ispirata a figure come John Cage e Karlheinz Stockhausen. Album come FetusPollution Sulle corde di Aries lo consacrano come pioniere della sperimentazione musicale in Italia. 

La sezione Il successo (dall’avanguardia al pop) documenta l’approdo al grande pubblico tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Con L’era del cinghiale bianco e soprattutto La voce del padrone, Battiato fonde cultura alta, spiritualità ed elettronica accessibile, diventando un fenomeno di massa senza rinunciare alla profondità artistica. Parallelamente, firma brani memorabili per Alice, Milva e Giuni Russo. 

Mistica (tra Oriente e Occidente) approfondisce il crescente interesse per la spiritualità, l’esoterismo e le filosofie orientali, influenzate dal pensiero di Gurdjieff e dal sufismo. Questa tensione trova compimento nelle canzoni mistiche e nelle grandi opere colte come Genesi, Messa arcaica e Gilgamesh. 

In L’uomo (ritorno alle origini) emerge la scelta di lasciare Milano per tornare a Milo, sull’Etna. Qui Battiato conduce una vita appartata, dedicata alla meditazione, alla lettura, alla pittura e alla composizione: un ritorno alle origini vissuto come atto pienamente consapevole. 

La sezione Il Maestro (come un diamante) racconta il consolidarsi della sua figura di guida culturale e morale, riconosciuta per generosità, rigore e ironia, pur nel rifiuto dell’etichetta di guru. Centrale è il sodalizio con il filosofo Manlio Sgalambro, iniziato nel 1994 e durato quasi vent’anni, da cui nascono alcune delle pagine più dense della cultura italiana contemporanea. 

Infine, Dal suono all’immagine (il cinema di Battiato) esplora l’attività cinematografica degli ultimi decenni, con film come Perduto amor e Musikanten, oltre a documentari e colonne sonore. Un vero e proprio “cinema di Franco Battiato”, come riconosciuto da Elisabetta Sgarbi, profondamente intrecciato al suo pensiero e alla sua prospettiva. 

Cuore pulsante della mostra è uno spazio ottagonale, eco simbolica dell’ottava musicale, dove un sistema di ascolto Dolby Atmos e la proiezione di cinque videoclip avvolgono il visitatore in un’esperienza multisensoriale e sinestetica. 

Il percorso è arricchito da copertine di album, manifesti storici, fotografie e cimeli rari, che restituiscono la poliedricità di un artista capace di attraversare oltre cinquant’anni di carriera come innovatore e precursore. 

Accanto all’universo musicale emerge il côté pittorico originale: una pittura silenziosa e contemplativa, caratterizzata da fondi dorati, simboli e archetipi di ascendenza mediorientale. 

Negli ultimi decenni della sua attività, la dimensione cinematografica si affianca a quella musicale, dando vita a lungometraggi e documentari che raccontano le sue ricerche artistiche e spirituali in dialogo con la contemporaneità. 

La mostra è accompagnata da momenti di approfondimento e da un catalogo edito da Silvana Editoriale, che raccoglie immagini, testi e un ricco repertorio di testimonianze. 

"Franco Battiato. Un’altra vita" offre per la prima volta una visione complessiva di ogni aspetto della sua creatività e diventa occasione per riflettere sulla necessità, per l’uomo, di un’evoluzione continua attraverso la bellezza, la ricerca di sé e un’idea di arte intesa come conoscenza e trasformazione.  Foto Cosimo Trimboli © MAXXI - Ministero della Cultura - MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

venerdì 23 gennaio 2026

MAXXI L’Aquila 2026: il programma

Il 2026 si preannuncia come un anno di grande intensità culturale per il MAXXI L’Aquila, tra i protagonisti di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Un programma articolato di mostre, progetti e performance animerà Palazzo Ardinghelli e diversi spazi della città, rafforzando il ruolo del museo come luogo di produzione culturale, ricerca e dialogo con il territorio

La stagione espositiva si apre il 28 aprile 2026 con Ai Weiwei. Aftershock, mostra a cura di Tim Marlow. Attraverso film, video, fotografie, sculture e installazioni, il progetto attraversa cinque decenni della carriera dell’artista cinese, indagando l’impatto duraturo di disastri naturali, conflitti, corruzione e tragedie causate dall’uomo.

Nel corso dell’anno prosegue la collaborazione tra il MAXXI L’Aquila e il Comune dell’Aquila con SOND – The School of Narrative Dance di Marinella Senatore, un percorso di ricerca partecipata sul territorio che coinvolge cittadini e comunità locali e che culminerà, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, in una grande performance collettiva capace di trasformare la città in un palcoscenico diffuso.

Nel mese di giugno 2026 il MAXXI esce dalla sede di Palazzo Ardinghelli per inaugurare la mostra Convergenze e continuità. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930–1960, ospitata negli spazi recentemente restaurati di Palazzo Ex Omni. Curata da Mario Centofanti, Raffaele Giannantonio e Andrea Mantovano, l’esposizione esplora un periodo cruciale per l’evoluzione architettonica e urbana del territorio abruzzese.

settembre 2026 inaugura infine al MAXXI L’Aquila la grande mostra dedicata a Fabio Mauri, a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini, realizzata in occasione del centenario della nascita dell’artista. Il progetto rende omaggio a una figura centrale dell’arte e del pensiero del Novecento, concentrandosi sulle opere ideate e realizzate da Mauri nel periodo in cui è stato docente di Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, tra il 1979 e il 1999, valorizzando il profondo legame tra la sua ricerca, la città e i suoi abitanti.

Con questo programma, il MAXXI L’Aquila si conferma uno dei poli culturali centrali di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, contribuendo a un racconto plurale che intreccia arte contemporanea, partecipazione, memoria e visioni per il futuro. MAXXI L'Aquila

L’Aquila apre i suoi palazzi storici: al via “Palazzi Aperti”

Presentata la prima giornata di “Palazzi aperti”, che inaugura il programma per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. L’iniziativa è stata illustrata durante una conferenza stampa alla presenza del vicesindaco dell’Aquila, Raffaele Daniele, del vicepresidente nazionale e presidente di ADSI Abruzzo, Giovanni Ciarrocca, e del presidente dell’Associazione Angelo de Nardis di Prata, Carlo Ferdinando de Nardis.

Promossa dall’Associazione Dimore Storiche Italiane – sezione Abruzzo e dall’Associazione Angelo de Nardis di Prata, in stretta collaborazione, “Palazzi aperti” consiste nell’apertura straordinaria al pubblico di edifici storici, palazzi nobiliari, oratori, cortili e spazi monumentali della città dell’Aquila e del territorio, normalmente non accessibili o poco conosciuti.

La prima giornata è in programma domenica 25 gennaio e rappresenta l’avvio di un calendario che accompagnerà l’intero 2026: una domenica al mese, decine di dimore storiche apriranno i loro portoni, offrendo a cittadini e visitatori un percorso di scoperta del patrimonio architettonico diffuso che ha contribuito nei secoli a costruire l’identità urbana e sociale dell’Aquila. 

  • Le date di “Palazzi aperti” sono: 25 gennaio, 
  • 22 febbraio, 29 marzo, 26 aprile, 
  • 24 maggio (Giornata nazionale delle Dimore storiche), 28 giugno, 26 luglio, 
  • 30 agosto, 27 settembre, 25 ottobre, 29 novembre e 27 dicembre.

Palazzi aperti è la prima azione del progetto “Dimore culturali” che, a tutto tondo, permetterà di intersecare le attività delle istituzioni culturali della città dell’Aquila con il suo patrimonio privato.

Il programma del 25 gennaio

La giornata del 25 gennaio prevede visite guidate, realizzate in collaborazione con WelcomeAQ e prenotabili online, e aperture libere di cortili e spazi comuni nel centro storico.

Tra le visite guidate in programma:

  • Sala Baiocco – Albergo Italia, spazio simbolo dell’Aquila della Belle Époque, riaperto in anteprima grazie alla collaborazione con l’Associazione L’Aquila Young;
  • Palazzo Alfieri – Istituto Santa Maria degli Angeli, primo grande palazzo rinascimentale aquilano e capolavoro del Quattrocento cittadino;
  • Palazzo Benedetti, complesso architettonico dove coesistono gli ambienti medievali della famiglia Gaglioffi e i sontuosi saloni del Settecento e Ottocento;
  • Oratorio di Sant’Antonio dei Cavalieri de Nardis, chiesa privata che costituisce uno dei capolavori dell’architettura barocca della città;
  • Palazzo Cipolloni-Cannella, importante palazzo che, grazie alla Casa d’Aste Gliubich che ne occupa il piano nobile, è un rilevante esempio di dialogo tra patrimonio storico e imprenditoria culturale.

Accanto alle visite guidate, saranno aperti liberamente numerosi cortili storici, tra cui Palazzo Carli-Benedetti, Palazzo Dragonetti, Palazzo Nardis, Palazzo Pica Alfieri e altri edifici del centro storico, permettendo un itinerario urbano diffuso tra architettura, storia e vita quotidiana. La giornata si concluderà alle ore 17:30 a Palazzo Nardis con la conferenza “Dei e guerrieri tra Sabini e Vestini. L’Aquilano tra VIII sec. a.C. e I sec. a.C. alla luce delle ultime scoperte”, a cura dell’Archeoclub L’Aquila e tenuta dall’archeologa Alberta Martellone (SABAP L’Aquila e Teramo). L’incontro inaugura un ciclo di dodici conferenze dedicate alla storia della città, ospitate nei palazzi storici in occasione delle aperture. Con Palazzi aperti – Dimore culturali, L’Aquila sceglie di valorizzare il proprio patrimonio architettonico privato come luogo vivo di cultura e partecipazione, fondato sulla collaborazione tra associazioni, istituzioni, proprietari e comunità.

“’Palazzi aperti’ è un’iniziativa che interpreta pienamente il senso dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026: una cultura diffusa, accessibile e capace di coinvolgere l’intera città. Aprire i palazzi significa restituire alla comunità una parte fondamentale della nostra storia e costruire un percorso che accompagnerà L’Aquila per tutto l’anno, rafforzandone l’identità culturale”, ha dichiarato il vicesindaco dell’Aquila, Raffaele Daniele.

“Nell’organizzazione di ‘Palazzi aperti’ è stato decisivo il dialogo con le istituzioni culturali del territorio e con il ricco tessuto associativo cittadino. Questo confronto ha permesso di costruire un programma condiviso, capace di unire ricerca storica, divulgazione e partecipazione, valorizzando L’Aquila nella sua dimensione urbana e comunitaria”, ha sottolineato Carlo Ferdinando de Nardis, presidente dell’Associazione Angelo de Nardis di Prata.

“Il progetto, con i suoi tanti palazzi coinvolti, mette al centro il ruolo del patrimonio culturale privato, nel rapporto virtuoso e nelle intersezioni tra città e territorio, cittadini e istituzioni. I Soci dell’Associazione dimore storiche italiane, le famiglie, le imprese che hanno aderito al progetto, aprendo le loro dimore con grande senso di responsabilità, dimostrano come la valorizzazione del patrimonio culturale passi dal dialogo e dalla collaborazione tra pubblico e privato. Questo è particolarmente vero in quest’occasione – unica per L’Aquila – di crescita nella conoscenza e nell’incontro, come indicato nel discorso di inaugurazione dal Presidente Mattarella”, ha concluso Giovanni Ciarrocca, vicepresidente nazionale ADSI e presidente ADSI Abruzzo.

L’elenco dei cortili aperti, visitabili dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 18:

  • Palazzo Alessandri (Corso Vittorio Emanuele, 112);  
  • Palazzo Ardinghelli (Piazza Santa Maria Paganica); 
  • Palazzo Burri-Gatti (Corso Vittorio Emanuele, 111); 
  • Palazzo Cappa-Cappelli (Corso Vittorio Emanuele, 23); 
  • Palazzo Carli-Benedetti (Via Accursio, 17) ; 
  • Palazzo Ciccozzi (Via Indipendenza, 13); 
  • Palazzo Colantoni (Via Cembalo di Colantoni, 26/28); 
  • Palazzo Dragonetti (Via Santa Giusta, 10); 
  • Palazzo Dragonetti (Via Fortebraccio, 12); 
  • Palazzo Nardis (Via San Marciano, 9); 
  • Palazzo Porcinari (Piazza San Pietro); 
  • Palazzo Pica Alfieri (Via Andrea Bafile, 19).

Tel. 0862295927 e 3791508492 - L'Aquila 2026

martedì 20 gennaio 2026

“Una grande avventura per Rieti”: presentate le attività della Città di Rieti. Il 21 gennaio al Teatro Flavio Vespasiano l’inaugurazione del progetto.

Si è tenuta lo scorso 13 gennaio, presso il Foyer del Teatro Flavio Vespasiano di Rieti, la conferenza stampa di presentazione delle attività e delle iniziative reatine ricomprese nel progetto “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026”.
All’incontro hanno partecipato i Sindaci di Rieti e L’Aquila, Daniele Sinibaldi e Pierluigi Biondi, l’assessore alla cultura del Comune di Rieti, Letizia Rosati, la Presidente della Provincia di Rieti, Roberta Cuneo, l’Assessore ai lavori pubblici e alle politiche di ricostruzione, Manuela Rinaldi, e in videocollegamento l’Assessore alla cultura della Regione Lazio, Simona Baldassarre.

Capitale Italiana della Cultura per Rieti sarà un anno denso di iniziative, attività ed eventi ma anche di riaperture e restituzione alla Città di spazi dedicati alla cultura, alla formazione, all’identità. Oltre 30 milioni di euro sono stati investiti su numerosi progetti infrastrutturali, alcuni dei quali vedranno la luce proprio nel corso del 2026. Tra questi, l’avvio del progetto di realizzazione del Museo Nazionale dei Sabini, la riapertura dell’ex Ospedale Civile, del Circolo di Lettura e della Sala degli Specchi al Teatro Flavio Vespasiano, della Chiesa di San Francesco, di quella di Sant’Antonio Abate e dell’oratorio di San Pietro Martire. Nel 2026 verranno eseguiti lavori di restauro del Ponte Romano, partirà il progetto di Museo Diffuso, entrerà in funzione il Polo dell’Audiovisivo “Rea Silvia” e proseguiranno i lavori per la realizzazione del nuovo Auditorium “Parco della Musica”.
Ricco anche il calendario di eventi che, nel corso del 2026, offrirà più di 100 appuntamenti tra cui 2 percorsi espositivi, 17 spettacoli musicali e concerti, 20 appuntamenti dedicati alle celebrazioni degli 800 anni della morte di San Francesco, 21 rappresentazioni teatrali, 50 tra incontri, conferenze e convegni e 10 ospiti di rilievo nazionale.

IL 21 GENNAIO L’INAUGURAZIONE UFFICIALE
L’anno di Capitale Italiana della Cultura a Rieti prenderà il via ufficialmente con una cerimonia in programma mercoledì 21 gennaio, dalle ore 11.30, al Teatro Flavio Vespasiano, recentemente dichiarato monumento nazionale.
Saranno protagonisti della giornata ospiti di rilievo nazionale e gli studenti del Liceo Musicale, simbolo di eccellenza e futuro del territorio, con la collaborazione degli studenti dell’IPSSEOA “Ranieri Antonelli Costaggini”. Oltre agli interventi istituzionali, nel corso della cerimonia si alterneranno interventi culturali, musica e reading, per ripercorre storia, identità e creatività dell’Appennino centrale, da Virgilio a San Francesco fino a Lucio Battisti, valorizzando giovani, luoghi simbolici e collaborazione tra città vicine.

“La grande avventura di Rieti e del suo territorio nel progetto L’Aquila 2026 non è solo un calendario di eventi e manifestazioni culturali, ma un’occasione strategica di rigenerazione territoriale e visibilità nazionale attraverso il motore della storia e delle tradizioni dell’Appennino centrale” ha dichiarato il Sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi.

“Il percorso che Rieti e L’Aquila stanno portando avanti insieme per l’anno della Capitale italiana della Cultura rappresenta una grande opportunità per tutte le aree dell’Appennino centrale – ha aggiunto il Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi – Un cammino condiviso che nasce dalla volontà di dare risposte concrete a comunità segnate da fragilità, ma anche da una forte capacità di trasformazione. Il contributo di Rieti è centrale: il lavoro sviluppato in sinergia con quello aquilano valorizza i territori attraverso la cultura, rilanciandoli e mostrando all’Italia le loro potenzialità. Siamo pronti ad affrontare insieme quest’anno così importante, forti di un messaggio chiaro: investire nella cultura significa contribuire a contrastare lo spopolamento delle aree interne e costruire il futuro dei nostri territori, camminando insieme”.

“Capitale italiana della Cultura 2026 è un progetto in cui la città dell’Aquila è capofila di una visione originale e inedita di area vasta oltre i limiti amministrativi attuali – ha aggiunto l’assessore alla cultura del Comune di Rieti, Letizia Rosati – Dedicato alle città medie dell’Appennino centrale, di cui Rieti è espressione, ha visto una felice collaborazione tra due realtà diverse. Più di due anni di lavoro appassionato per raccontare quell’Italia meravigliosa di cui tutti siamo figli che è definita Italia minore ma che in fondo, tanto minore poi non è”.

“Fin dall’inizio, insieme al Comune di Rieti, abbiamo sostenuto con convinzione questo percorso attraverso la sottoscrizione di un Protocollo d’intesa, consapevoli del valore strategico che tale riconoscimento riveste per l’intero comprensorio appenninico – ha dichiarato la Presidente della Provincia, Roberta Cuneo – Oggi questo lavoro si traduce in una straordinaria opportunità per rafforzare la valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico della nostra provincia, ma soprattutto per affermare un metodo di governo basato sulla cooperazione istituzionale, sul dialogo costante tra enti e sulla capacità di fare sistema. In questa prospettiva, abbiamo promosso con determinazione il coinvolgimento di tutti i Comuni e delle realtà territoriali, affinché il progetto fosse realmente rappresentativo delle identità e delle peculiarità dei nostri territori”.

Per l’Assessore regionale ai lavori pubblici e alle politiche per la ricostruzione, Manuela Rinaldi, “Il progetto Capitale Italiana della Cultura 2026 è un’occasione unica per riscoprire i territori delle aree interne, in particolare quelli colpiti dal sisma. Lavoriamo quotidianamente per ricostruire e rigenerare, proprio con l’obiettivo di valorizzare e promuovere queste terre straordinariamente ricche di cultura e identità”.

Infine, l’Assessore alla cultura della Regione Lazio, Simona Baldassarre, in collegamento con la conferenza stampa, ha spiegato che la Regione Lazio “è in prima linea nel supporto alla grande avventura di Rieti nell’ambito del progetto L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Siamo convinti che l’area dell’Appennino centrale, di cui Rieti è un centro di primaria importanza, abbia tutte le carte in regola per mostrare quanto di straordinario conserva in termini culturali”.

Una sintesi delle attività reatine è disponibile, invece, sul sito istituzionale del Comune di Rieti al seguente link: https://comune.rieti.it/novita/https-comune-rieti-it-novita-laquila-capitale-italiana-della-cultura-2026_una-grande-avventura-per-rieti/

Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026.

Si è svolta nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura la presentazione del programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e ...