La performance ricostruisce i Ludi Juveniles fascisti ai quali Fabio Mauri — dodicenne — aveva assistito a Firenze nel 1938, in occasione della visita di Hitler: attorno a un grande tappeto rosso con al centro la svastica, giovani in divisa eseguono saggi ginnici, esercizi di scherma, sbandieramenti e inni di regime.
La struttura Γ¨ quella di un evento totalitario che si auto-celebra. Ma il meccanismo piΓΉ destabilizzante Γ¨ quello riservato al pubblico: gli spettatori vengono disposti su tribune nere suddivise secondo le categorie sociali fasciste. Il coinvolgimento diretto annulla progressivamente la distanza tra rappresentazione e realtΓ . Il pubblico non osserva: diventa complice della macchina del regime.
“Una performance non si ripete mai davvero: si possono rifare i gesti, le parole, gli oggetti, ma il pubblico Γ¨ cambiato e soprattutto Γ¨ cambiato il mondo intorno”, dichiarano Maurizio Cattelan e Marta Papini. “Rimettere in scena ‘Che cosa Γ¨ il fascismo’ significa farla incontrare con un tempo diverso e costringerci a leggerla anche attraverso ciΓ² che sta succedendo oggi.”
La mostra: immagini, ideologia, memoria
L’allestimento negli spazi di Palazzo Ardinghelli non segue un ordine cronologico o filologico: le opere si articolano come una sequenza di immagini che si sedimentano attraverso associazioni visive, risonanze e contrasti, lasciando nel visitatore una traccia che va oltre la singola opera.
Fulcro della mostra Γ¨ Io sono un ariano — ultimo progetto editoriale di Fabio Mauri, pubblicato nell’anno della sua scomparsa. Composto quasi interamente da immagini, il volume assume la forma di un diario visivo in cui l’artista sembra affermare di aver fatto, sul serio, esperienza della vita. L’allestimento trae ispirazione dalla sua grande partitura visiva e dalla sua dimensione confessionale e autobiografica.
Accanto alle opere scultoree e installative — Muro d’Europa / La barca (1979), Entartete Kunst (1985), la serie Arierwiege (1995), La resa (2002) — il progetto accoglie due performance:
- Che cosa Γ¨ il fascismo (1971) — riportata in scena il 26 settembre dopo quasi trent’anni
- Che cosa Γ¨ la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo (1989) — presentata l’ultima volta nel 2012 a dOCUMENTA (13)
I temi che le opere attraversano sono temi del presente: la posizione ambigua dell’Europa come luogo “non piΓΉ di idillio che di sterminio, perfettamente idonea a entrambi”; il rapporto tra arte e politica; la memoria e le rimozioni delle atrocitΓ della guerra; il fascino persuasivo e fatale dell’ideologia. Ogni opera mette il pubblico in una posizione scomoda, rendendolo al tempo stesso testimone e complice degli orrori e degli oblii della Storia.
Le dichiarazioni
“Con questa mostra L’Aquila compie un gesto di riconoscenza verso Fabio Mauri, che ha dato molto alla cittΓ in qualitΓ di artista, intellettuale e docente. Grazie a Maurizio Cattelan e Marta Papini, viene celebrata la sua ricerca artistica e il ruolo che ha avuto nella formazione di generazioni di studenti e della cittΓ ”, dichiara il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.
“Al MAXXI L’Aquila abbiamo accolto con entusiasmo l’idea dei curatori di celebrare Fabio Mauri nel centenario della nascita e di farlo proprio nella cittΓ che Γ¨ stata parte attiva del suo percorso creativo. Il museo riveste cosΓ¬, ancora una volta, la funzione di luogo capace di promuovere una profonda rilettura del passato alla luce del presente”, dichiara Maria Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione MAXXI.
Prossimo appuntamento: MAMbo Bologna, febbraio 2027
La mostra aquilana anticipa un appuntamento internazionale: a febbraio 2027, la grande retrospettiva dedicata a Fabio Mauri aprirΓ al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna con il titolo “Fabio Mauri. Convincimi della morte degli altri capisco solo la mia. Opere e azioni 1942–2009”.
Mostra promossa dal Comune dell’Aquila e realizzata dal MAXXI, nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.