sabato 5 settembre 2026

“Nanakorobi Yaoki – Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava”: Shu Takahashi tra Oriente e Occidente alla Fondazione de Marchis dell’Aquila. Mostra visitabile fino al 4 settembre

6 settembre — Finissage e connessione con il Giappone

Il 6 settembre 2026 il finissage della mostra aquilana assume un significato ancora più commovente. La Fondazione Giorgio de Marchis e il figlio Ari Takahashi si collegheranno in videoconferenza per passare idealmente la fiaccola dello spirito del maestro al Museo Municipale d’Arte della Città di Kure, in Giappone: la stessa città abruzzese che ha celebrato l’artista diventa ponte simbolico verso la terra che lo ha visto nascere.

Nanakorobi Yaoki è un proverbio giapponese: cadere sette volte, rialzarsi l’ottava. Una filosofia di vita costruita sull’idea che il valore non stia nell’evitare la caduta ma nel rialzarsi sempre. Per L’Aquila — città che ha scelto la cultura come forma di rinascita — scegliere questo titolo non è un caso.

Inaugurata il 2 luglio 2026 e visitabile gratuitamente fino al 4 settembre, la mostra è il secondo progetto della rassegna Nanakorobi Yaoki della Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, con la direzione artistica di Diana Di Berardino. È curata da Anna Imponente con la collaborazione di Ari Takahashi, figlio dell’artista, e allestita da Marcello Deroma e Carlo Mangolini.

Il progetto si avvale del patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e dell’Istituto Giapponese di Cultura a Roma (Japan Foundation).

Chi è Shu Takahashi

Shu Takahashi nasce nel 1930 nella prefettura di Hiroshima. Si avvicina alla pittura come a una “profonda, liberatoria esigenza di espressione” e ottiene il primo grande riconoscimento in Giappone nel 1961, vincendo il Gran Premio dei Nuovi Artisti con Strada della luna al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Tokyo.

Nel 1963 arriva in Italia grazie a una borsa di studio del Governo italiano. L’incontro con Lucio Fontana e lo spazialismo segna il suo sguardo senza condizionarlo: la sua ricerca sviluppa una via propria, che unisce l’artificiosità costruttivista occidentale al vitalismo organicista orientale. Il 1966 — con la prima personale alla Galleria del Cavallino di Venezia — segna la svolta verso il colore: smalti nitrati e acrilici in tonalità vibranti di blu, rosso e arancio, usati per rappresentare una forma di gioia di vivere come “spinta energetica”.

Takahashi sviluppa una tecnica originale basata sulle “shaped canvas” — tele sagomate con margini curvilinei e solchi profondi tra i colori — che superano la distinzione tra pittura e scultura, conferendo all’opera una dimensione oggettuale e spaziale. Partecipa alla Biennale di Venezia nel 1976 e alla Quadriennale di Roma nel 1977; la sua carriera culmina con una retrospettiva alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1993. Nel 1996 realizza il mosaico “Quattro Stagioni” nella stazione metro Ottaviano di Roma.

Ha vissuto in Italia per quarant’anni. Nel 2020 viene insignito del titolo di Persona di Merito Culturale dal Governo Giapponese; nel 2021 riceve l’onorificenza di Commendatore dal Governo Italiano.

La mostra: tre livelli di lettura, un dialogo tra culture

Il percorso espositivo si sviluppa attraverso tutti gli ambienti della Fondazione su tre livelli sovrapposti.

Il livello visivo: le opere — provenienti dalla Collezione della Fondazione e da prestiti di importanti collezioni pubbliche e private italiane e giapponesi — mostrano la loro “essenziale policromia e fluidità di forme”. Tra queste spicca “Incontro” (1992), grande opera monumentale proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (GNAMC).

Il livello documentario: apparati informativi, riproduzioni fotografiche e videoproiezioni restituiscono tre interventi chiave nella carriera di Takahashi: l’allestimento della discoteca Mon Ami a Roma nel 1969 (video: youtu.be/Nwy49OiuZeg), l’installazione sul Battistero di San Giovanni a Volterra nel 1973 (video: youtu.be/8Ml6TEah9Yk) e i dipinti monumentali per il Tempio buddista Renge-In Tanjo-Ji in Giappone nel 2017 (video: youtu.be/cV0HzqMJXnY).

Il livello emozionale: ritratti dell’artista, trascrizioni di interviste e pensieri personali che restituiscono la dimensione umana di Takahashi.

Il percorso è accessibile in doppio registro linguistico (italiano/inglese), con QR code per approfondimenti e una brochure-origami a cura di Valentina Equizi.

Come scrive Anna Imponente nel testo critico: «Strana l’eleganza, lo splendore, l’intensità ineguagliata della sua arte. Fatta di semplificazioni estreme, l’innocenza di sensazioni tattili, l’epifania di nuovi materiali, i colori di lacca. […] Con la permeabilità del suo spirito Takahashi trasforma in realtà il sogno sublime di attraversare i muri dello studio unendo in un continuo fluire Oriente e Occidente, contenere universi di modernità e tradizione.»

Informazioni pratiche

Mostra Nanakorobi Yaoki – Shu Takahashi

Sede Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, Corso Vittorio Emanuele II, 23 — L’Aquila

Fino al 4 settembre 2026

  • Orari Giovedì 11:00 – 19:30
  • Venerdì 17:30 – 20:00
  • Sabato 17:30 – 20:00
  • Domenica 11:00 – 13:00 / 17:30 – 20:00

Ingresso Libero

Sito fondazionedemarchis.it

Info fondazione.demarchis@gmail.com

La Visitazione di Raffaello torna all’Aquila dopo 400 anni: dal Prado di Madrid al MuNDA, insieme a Pontormo da Carmignano

La Visitazione di Raffaello Sanzio non lascia L’Aquila il 27 settembre. Il Museo Nacional del Prado ha concesso la proroga del prestito: il capolavoro rinascimentale rimarrà al Museo Nazionale d’Abruzzo fino al 3 novembre 2026, con un allestimento speciale e un nuovo ciclo di incontri con i curatori ogni lunedì a partire dal 28 settembre.

Dal 27 giugno al 27 settembre 2026, il Comune dell’Aquila e il Museo Nazionale d’Abruzzo presentano uno degli eventi artistici più importanti dell’anno in Italia: la Visitazione di Raffaello — opera commissionata da un mecenate aquilano per una chiesa dell’Aquila, oggi custodita al Museo del Prado di Madrid — torna nella città che l’ha ispirata e voluta, per la prima volta dopo oltre quattrocento anni. Di fronte a lei, la Visitazione di Pontormo proveniente da Carmignano: un confronto tra capolavori che non si è mai visto.

C’è una storia aquilana nascosta dentro uno dei più celebri dipinti di Raffaello. E il 27 giugno 2026, dopo oltre quattro secoli, quella storia torna a casa.

Il Comune dell’Aquila e il Museo Nazionale d’Abruzzo presentano “La Visitazione all’Aquila. Raffaello e Pontormo”: la mostra, curata dagli storici dell’arte Tom Henry e Federica Zalabra, Direttore del MuNDA, e allestita nel Castello Cinquecentesco dell’Aquila, è uno degli appuntamenti più rappresentativi e scientificamente ambiziosi del programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Fino al 27 settembre 2026, il museo ospita due delle opere più celebrate della pittura rinascimentale italiana in un confronto diretto che non era mai stato possibile prima: la Visitazione di Raffaello, prestata eccezionalmente dal Museo del Prado di Madrid, e la Visitazione di Pontormo, proveniente dalla chiesa di San Michele a Carmignano (Pistoia), di proprietà della Diocesi di Pistoia.

Il Comune dell’Aquila è il principale sostenitore della mostra, cofinanziata nell’ambito del Programma Restart 2 – Priorità C: un investimento istituzionale preciso, che rientra nel quadro di misure finalizzate al rafforzamento dell’offerta culturale della città nell’anno di Capitale. Portare all’Aquila il capolavoro raffaellesco dal Prado di Madrid — e metterlo a confronto con Pontormo da Carmignano — è una scelta culturale che ha richiesto anni di lavoro diplomatico e scientifico.

La storia: un capolavoro aquilano che torna a casa

La Visitazione di Raffaello non è arrivata al Prado per caso. Ha una storia precisa, e quella storia passa per L’Aquila.

L’opera — una tavola di straordinaria eleganza compositiva, dipinta attorno al 1517 — fu commissionata da Giovanni Battista Branconio, aquilano di nascita, uomo di fiducia di Papa Leone X e amico personale di Raffaello. Branconio la destinò alla cappella di famiglia nella chiesa di San Silvestro all’Aquila: rimase nel suo contesto originario per oltre un secolo, parte integrante della vita religiosa e artistica della città, prima di intraprendere il lungo percorso che l’avrebbe portata in Spagna e infine nelle collezioni reali madrilene.

La mostra nasce dall’esigenza — e dall’ambizione — di riportare idealmente all’Aquila questo capitolo della propria storia: restituire alla comunità l’occasione di un confronto diretto con il capolavoro raffaellesco e aprire nuove linee di ricerca sulla bottega di Raffaello, sul circuito di relazioni fra artisti e committenti, e sul ruolo di Branconio come promotore e mediatore culturale nella Roma di Leone X. Una restituzione resa possibile dalla collaborazione tra Comune dell’Aquila e MuNDA che ha fatto di questa mostra uno degli atti culturali più significativi del mandato.

“Con ‘La Visitazione all’Aquila. Raffaello e Pontormo’ la città accoglie uno dei progetti più significativi del percorso dell’Aquila 2026: un appuntamento che restituisce alla comunità un capitolo fondamentale della propria storia artistica e, al tempo stesso, proietta il nostro territorio in una dimensione culturale internazionale”, ha dichiarato il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. “Il ritorno, seppur temporaneo, della pala realizzata da Raffaello per la cappella Branconio di San Silvestro rappresenta un’occasione straordinaria per riaffermare il legame profondo tra la città, la sua memoria e i grandi protagonisti del Rinascimento. Questa mostra conferma la capacità dell’Aquila e del MuNDA di costruire progettualità culturali ambiziose, inclusive e di alto valore scientifico, capaci di parlare al pubblico, agli studiosi e alle nuove generazioni.”

Il confronto: Raffaello e Pontormo faccia a faccia

La possibilità di esporre insieme la Visitazione del Prado e la Visitazione di Pontormo da Carmignano è, nelle parole dei curatori, un elemento centrale e inedito della mostra.

Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520) porta nella sua Visitazione la sintesi più alta del classicismo cinquecentesco: figure monumentali e pacificate, spazio aerato, equilibrio perfetto tra forma e sentimento. È un’opera che ha indicato la direzione a molte opere dell’ultimo periodo della sua attività e che è fondamentale per comprendere il funzionamento della sua bottega, nella quale operavano artisti di primissimo piano.

Jacopo Pontormo (Pontorme, 1494 – Firenze, 1557), con la sua Visitazione di Carmignano (1528-1530), risponde con un linguaggio radicalmente diverso: figure dal collo allungato e avvolte in manti dai colori acidi e irreali, una tensione emotiva che rompe ogni equilibrio classico. È uno dei capolavori fondativi del Manierismo italiano, e una delle opere più visitate della Toscana.

Metterle a confronto all’Aquila, nella stessa sala, non è un esercizio estetico: è una lezione sulla storia della pittura italiana in uno dei momenti di maggiore trasformazione, tra il pieno Rinascimento e la sua crisi.

Il percorso espositivo: due sezioni, un racconto

La mostra si sviluppa in due sale dedicate, allestite all’interno del percorso espositivo del Castello Cinquecentesco, in dialogo diretto con le collezioni permanenti del MuNDA.

La Visitazione del Prado e la Visitazione di Pontormo

La prima sezione è il cuore della mostra: i due dipinti a confronto, con un apparato critico che esplora le novità iconografiche e stilistiche della Visitazione raffaellesca, il suo rapporto con la committenza aquilana, il nuovo approccio di Raffaello verso questo soggetto evangelico e l’influenza che esercitò sull’opera successiva di Pontormo.

Palazzo Branconio

La seconda sezione è dedicata a Palazzo Branconio a Roma — non più esistente, ma un tempo collocato in una posizione di altissimo prestigio sulla strada per il Vaticano — e alla figura del suo committente e proprietario: Giovanni Battista Branconio, l’aquilano che portò Raffaello nella sua città.

Materiali esposti, catalogo, accessibilità

La mostra propone una combinazione senza precedenti di dipinti, disegni, stampe, modelli architettonici, documenti d’archivio e apparati didattici digitali: postazioni multimediali per approfondimenti, ricostruzioni digitali e pannelli interpretativi.

Il percorso è accompagnato da un catalogo scientifico in italiano, illustrato, a cura di Tom Henry e Federica Zalabra, con contributi di Francesco Desideri, Francesco Paolo Di Teodoro, Bruce Edelstein e Ana González Mozo. Disponibile in vendita al bookshop del museo.

Il MuNDA ha progettato un’accessibilità estesa: guide in braille e in stampa Minolta per persone cieche e ipovedenti; guide in linguaggio Easy to Read e CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) per persone con disabilità intellettiva; video-guide in Lingua dei Segni Italiana (LIS) in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi; tre visite guidate specialistiche in LIS calendarizzate a giugno, luglio e settembre.

Informazioni pratiche

Date 27 giugno – 27 settembre 2026

Sede MuNDA - Museo Nazionale d'Abruzzo, Castello Cinquecentesco, L’Aquila Orari Martedì – domenica: 9:00–19:00 (biglietteria chiude ore 18:00)

Aperture lunedì 13 luglio – 21 settembre 2026 (straordinarie)

Biglietti Intero € 12

Ridotto €2

Gruppi (10-25 persone) €10

Mostra presentata dal Comune dell'Aquila e dal Museo Nazionale d’Abruzzo. Sostenuta dal Comune dell’Aquila nell’ambito del Programma Restart 2 – Priorità C, nel quadro del programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026

Palazzo Farinosi Branconi riapre come Polo Culturale BPER all’Aquila: cinque secoli d’arte tra Abruzzo e Mezzogiorno nel cuore del centro storico

Palazzo Farinosi Branconi torna a vivere. Il 2 settembre 2026 uno degli edifici più rappresentativi della storia civile e artistica dell’Aquila si è aperto alla città come nuovo Polo Culturale de La Galleria BPER: un luogo recuperato dopo il terremoto del 2009, restaurato e trasformato in spazio museale permanente, aperto al pubblico a partire dal 3 settembre 2026, con il percorso “Scrigno di Memorie. Paesaggi, colore e tradizione: cinque secoli di arte del Meridione”. L’iniziativa si inserisce nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, promossa e sostenuta dal Comune dell’Aquila.
Nel cuore del centro storico dell’Aquila, un palazzo carico di storia si è appena risvegliato. Palazzo Farinosi Branconi — che prima del sisma del 2009 ospitava la Presidenza della Giunta regionale d’Abruzzo e che per anni ha rappresentato uno dei danni più visibili al patrimonio civile del capoluogo — è stato inaugurato come Polo Culturale de La Galleria BPER: un nuovo spazio museale permanente che restituisce alla comunità un pezzo di storia e un patrimonio artistico di straordinario valore.

All’inaugurazione erano presenti Fabio Cerchiai (Presidente di BPER), il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il Vicepresidente della Regione Abruzzo Emanuele Imprudente, il Presidente dell’Associazione Civita Gianni Letta, il Presidente della Fondazione Carispaq Fabrizio Marinelli e il Rettore dell’Università dell’Aquila Fabio Graziosi.

“Scrigno di Memorie”: cinque secoli d’arte del Meridione

Il percorso espositivo permanente si intitola “Scrigno di Memorie. Paesaggi, colore e tradizione: cinque secoli di arte del Meridione”. Curato da Michele Maccherini e Luca Pezzuto — docenti dell’Università dell’Aquila — il percorso attraversa cinque secoli di storia dell’arte: dalla fine del Quattrocento ai primi decenni del Novecento, mettendo in evidenza le relazioni che nei secoli hanno collegato Abruzzo, Marche, Umbria, Roma, Napoli e il Mezzogiorno.

Le opere provengono da diversi nuclei della Corporate Collection di BPER e restituiscono alla città una parte significativa della storica raccolta della Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila — un patrimonio che si è formato proprio in questi luoghi e che oggi torna a essere a disposizione della comunità.

Le opere sono presentate in dialogo con gli ambienti storici del Palazzo: gli affreschi, i soffitti lignei e gli apparati decorativi diventano parte del racconto, insieme alla collezione e alla storia del territorio. Edificio, opere e territorio costruiscono un unico percorso narrativo.

Un palazzo ritrovato: la storia di un recupero

Il percorso di recupero di Palazzo Farinosi Branconi è lungo e significativo. Dopo i gravi danni provocati dal terremoto del 2009, BPER ha avviato un complesso intervento di restauro e rifunzionalizzazione. Nel 2023 la banca ha deciso di modificare la destinazione originariamente prevista per il palazzo, scegliendo di trasformarlo in uno spazio museale aperto alla collettività: una scelta che ha trasformato il recupero di un edificio storico in un atto di restituzione culturale all’intera comunità aquilana.

Un palazzo ritrovato, un nuovo spazio di cultura nel cuore dell’Aquila. L’apertura del Polo Culturale di Palazzo Farinosi Branconi assume un valore ancora più significativo nell’anno in cui la città è Capitale italiana della Cultura. Uno dei gioielli architettonici del nostro centro storico, recuperato dopo il sisma, torna a vivere e viene restituito alla comunità come luogo di cultura, conoscenza e partecipazione. Un presidio importante che arricchisce l’offerta culturale della città e testimonia come la ricostruzione significhi non solo recuperare il nostro patrimonio, ma valorizzarlo e renderlo parte della nuova L’Aquila. Ringrazio BPER per aver creduto e investito in questo progetto“, ha dichiarato il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.

Siamo orgogliosi di riconsegnare uno degli edifici più rappresentativi della città alla sua comunità, dopo un importante intervento di recupero, restauro e rifunzionalizzazione. All’Aquila questo assume un significato particolare, perché la città recupera un luogo della propria memoria e una parte importante della collezione della Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila torna nei luoghi in cui si è formata e viene nuovamente messa a disposizione della città“, ha dichiarato Fabio Cerchiai, Presidente di BPER.

La restituzione alla città di Palazzo Farinosi Branconi è il segno concreto di un legame profondo con il territorio. Proprio in queste sale tornano a essere riunite, valorizzate e rese fruibili le opere raccolte dalla Cassa di Risparmio nel corso di oltre centocinquant’anni: un patrimonio che appartiene alla storia culturale della nostra comunità e che oggi viene restituito alla sua piena fruizione pubblica. L’apertura di questo museo è un autentico gesto di generosità verso L’Aquila e un lascito destinato a durare nel tempo“, ha affermato Fabrizio Marinelli, Presidente della Fondazione Carispaq.

Il Polo dell’Aquila nel sistema BPER

Il nuovo Polo Culturale entra nel sistema de La Galleria BPER: un progetto con cui la banca sta trasformando parte del proprio patrimonio storico, artistico e architettonico in luoghi aperti alle comunità locali. Dopo Modena e L’Aquila, il sistema si completerà con l’apertura del Polo Culturale di Ferrara, prevista per ottobre 2026.

Il Polo dell’Aquila sarà uno spazio aperto a cittadini, scuole, famiglie, studiosi e visitatori, con visite guidate, attività educative e programmi di approfondimento. La proposta didattica è gratuita per le scuole di ogni ordine e grado, con attività partecipative e inclusive che mettono in relazione arte, architettura, storia e territorio.

L’Università dell’Aquila è particolarmente lieta di aver contribuito alla costruzione di questo progetto sul piano scientifico, grazie al lavoro dei curatori Michele Maccherini e Luca Pezzuto, e alle attività di ricerca sviluppate sul Palazzo e sulle opere della collezione. Palazzo Farinosi Branconi rappresenta bene l’idea di una ricostruzione che non si limita a recuperare il nostro patrimonio storico, ma lo restituisce alla comunità come spazio vivo, capace di generare nuove occasioni di conoscenza, cultura e partecipazione“, ha aggiunto il Rettore dell’Università dell’Aquila, Fabio Graziosi.

Mostra inserita nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, promossa e sostenuta dal Comune dell’Aquila - L'Aquila 2026

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