venerdì 25 settembre 2026

L’Aquila | MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo | “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila”

Il Comune dell’Aquila e il MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo presentano “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila”: un omaggio, nel centenario della nascita, a Fabio Mauri (Roma, 1926–2009) — artista, scrittore e intellettuale tra le figure più radicali del secondo Novecento — e al legame profondo che lo ha unito all’Aquila, dove dal 1979 al 1999 ha insegnato Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti.

La mostra è curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini e rimarrà aperta dal 26 settembre 2026 al 24 gennaio 2027 negli spazi del MAXXI L’Aquila e di Palazzo Ardinghelli.

Il manifesto: un’aquila sulla parata

Il manifesto della mostra è già in sé un dispositivo critico. Scelto dai curatori, raffigura il profilo monumentale di un’aquila che si staglia su un’imponente parata militare nazista: un’immagine d’archivio in cui memoria storica e politica si intrecciano in un cortocircuito visivo e semantico. L’aquila — simbolo dell’iconografia dei regimi nazi-fascisti, ma anche nome della città che ospita la mostra — non illustra il progetto: ne anticipa le tensioni, evocando la forza seduttiva dei simboli e la loro capacità di costruire appartenenze, orientare lo sguardo e plasmare la memoria.

26 settembre, ore 11:30 e 17:30 — “Che cosa è il fascismo” torna in scena

Il giorno dell’apertura, sabato 26 settembre, la mostra si inaugura con un evento eccezionale: la ripresa di Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma (1971) — una delle performance più emblematiche e radicali di Fabio Mauri, riportata in scena dopo quasi trent’a

SEDE Istituto di Istruzione Superiore “Amedeo D’Aosta” – Via Acquasanta 5, L’Aquila

ORARI Due repliche: ore 11:30 e ore 17:30

REGIA Giancarlo Gentilucci

IN COLLABORAZIONE CON Accademia di Belle Arti dell’Aquilanni.

Prenotazione obbligatoria su maxxilaquila.art →

La performance ricostruisce i Ludi Juveniles fascisti ai quali Fabio Mauri — dodicenne — aveva assistito a Firenze nel 1938, in occasione della visita di Hitler: attorno a un grande tappeto rosso con al centro la svastica, giovani in divisa eseguono saggi ginnici, esercizi di scherma, sbandieramenti e inni di regime.

La struttura è quella di un evento totalitario che si auto-celebra. Ma il meccanismo più destabilizzante è quello riservato al pubblico: gli spettatori vengono disposti su tribune nere suddivise secondo le categorie sociali fasciste. Il coinvolgimento diretto annulla progressivamente la distanza tra rappresentazione e realtà. Il pubblico non osserva: diventa complice della macchina del regime.

“Una performance non si ripete mai davvero: si possono rifare i gesti, le parole, gli oggetti, ma il pubblico è cambiato e soprattutto è cambiato il mondo intorno”, dichiarano Maurizio Cattelan e Marta Papini. “Rimettere in scena ‘Che cosa è il fascismo’ significa farla incontrare con un tempo diverso e costringerci a leggerla anche attraverso ciò che sta succedendo oggi.”

La mostra: immagini, ideologia, memoria

L’allestimento negli spazi di Palazzo Ardinghelli non segue un ordine cronologico o filologico: le opere si articolano come una sequenza di immagini che si sedimentano attraverso associazioni visive, risonanze e contrasti, lasciando nel visitatore una traccia che va oltre la singola opera.

Fulcro della mostra è Io sono un ariano — ultimo progetto editoriale di Fabio Mauri, pubblicato nell’anno della sua scomparsa. Composto quasi interamente da immagini, il volume assume la forma di un diario visivo in cui l’artista sembra affermare di aver fatto, sul serio, esperienza della vita. L’allestimento trae ispirazione dalla sua grande partitura visiva e dalla sua dimensione confessionale e autobiografica.

Accanto alle opere scultoree e installative — Muro d’Europa / La barca (1979), Entartete Kunst (1985), la serie Arierwiege (1995), La resa (2002) — il progetto accoglie due performance:

  • Che cosa è il fascismo (1971) — riportata in scena il 26 settembre dopo quasi trent’anni
  • Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo (1989) — presentata l’ultima volta nel 2012 a dOCUMENTA (13)

I temi che le opere attraversano sono temi del presente: la posizione ambigua dell’Europa come luogo “non più di idillio che di sterminio, perfettamente idonea a entrambi”; il rapporto tra arte e politica; la memoria e le rimozioni delle atrocità della guerra; il fascino persuasivo e fatale dell’ideologia. Ogni opera mette il pubblico in una posizione scomoda, rendendolo al tempo stesso testimone e complice degli orrori e degli oblii della Storia.

Le dichiarazioni

“Con questa mostra L’Aquila compie un gesto di riconoscenza verso Fabio Mauri, che ha dato molto alla città in qualità di artista, intellettuale e docente. Grazie a Maurizio Cattelan e Marta Papini, viene celebrata la sua ricerca artistica e il ruolo che ha avuto nella formazione di generazioni di studenti e della città”, dichiara il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.

“Al MAXXI L’Aquila abbiamo accolto con entusiasmo l’idea dei curatori di celebrare Fabio Mauri nel centenario della nascita e di farlo proprio nella città che è stata parte attiva del suo percorso creativo. Il museo riveste così, ancora una volta, la funzione di luogo capace di promuovere una profonda rilettura del passato alla luce del presente”, dichiara Maria Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione MAXXI.

Prossimo appuntamento: MAMbo Bologna, febbraio 2027

La mostra aquilana anticipa un appuntamento internazionale: a febbraio 2027, la grande retrospettiva dedicata a Fabio Mauri aprirà al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna con il titolo “Fabio Mauri. Convincimi della morte degli altri capisco solo la mia. Opere e azioni 1942–2009”.

Mostra promossa dal Comune dell’Aquila e realizzata dal MAXXI, nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

mercoledì 23 settembre 2026

L’Aquila Città del Libro 2026: dal 24 al 27 settembre Beatrice Venezi, Gennaro Sangiuliano, Gaia Tortora e altri grandi protagonisti. Ingresso libero

Torna a Piazza del Teatro il festival che ogni anno trasforma L’Aquila in uno dei principali palcoscenici della cultura letteraria italiana. La quarta edizione de “L’Aquila Città del Libro – Festival Letterario Aquilano” porta in città dal 24 al 27 settembre 2026 un programma ricco di ospiti d’eccezione — tra giornalismo d’inchiesta, narrativa, saggistica politica, geopolitica e musica — con ampio spazio all’editoria locale.
Il festival gode dell’Alto Patrocinio della Regione Abruzzo, del Patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, della Provincia dell’Aquila e del Comune dell’Aquila, nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
Tutti gli eventi sono a ingresso libero.
Il programma: quattro giorni, quattro giornate
  • Giovedì 24 settembre
Francesco Borgonovo presenta I nuovi padroni del pensiero (Liberilibri): un’analisi critica dei nuovi monopoli culturali e informativi che plasmano il dibattito pubblico contemporaneo.
Fausto Biloslavo, inviato di guerra e autore, porta in scena Donne. Storie di guerra, vita e amore: uno spettacolo teatrale che racconta le storie di donne in zone di conflitto, tra resistenza, amore e sopravvivenza.
  • Venerdì 25 settembre
Fabrizio Biasin — giornalista sportivo tra i più seguiti d’Italia — presenta Lamine Yamal. Storia di un talento (Gallucci Bros): la storia del giovane fenomeno del Barcellona e della Nazionale spagnola, tra infanzia, ascesa e il talento che ha già cambiato il calcio mondiale.
Giuseppe Culicchia porta Uccidere un fascista (Mondadori): un romanzo che affronta la storia italiana del Novecento con la sua consueta ironia narrativa.
Gaia Tortora — giornalista, conduttrice e figlia di Enzo Tortora — presenta Testa alta, e avanti (Mondadori): un libro autobiografico sul coraggio, sulla memoria di un padre ingiustamente condannato e sul valore di non abbassare mai la testa.
  • Sabato 26 settembre
Roberto Costantini presenta L’amore non basta (Marsilio): il nuovo romanzo dell’autore della trilogia di Mike Balistreri, tra suspense e riflessione sui legami umani.
Giuseppe Cruciani — voce storica della Zanzara — porta Libertà. Tutto Cruciani dalla A alla Z. L’alfabeto del politicamente scorretto (Cairo): un manifesto personale sulla libertà di espressione nell’era della censura morale diffusa.
  • Domenica 27 settembre
Fausto Bertinotti presenta La sinistra che non c’è (Rai Libri): un’analisi lucida e scomoda del vuoto politico a sinistra nell’Italia contemporanea, firmata da una delle voci più autorevoli della storia del movimento operaio italiano.
Gennaro Sangiuliano presenta Il sultano. La vita di Recep Tayyip Erdogan (Mondadori): la biografia del leader turco tra ascesa al potere, nazionalismo e geopolitica mediterranea.
Beatrice Venezi chiude il festival con Puccini contro tutti. Arie, fughe e capricci di un genio anticonformista (Utet): la direttrice d’orchestra più famosa d’Italia racconta Puccini come non è mai stato raccontato — fuori dai canoni, ribelle, umano.
Editoria locale e pillole del territorio
Accanto al programma di ospiti nazionali, il festival riserva ampio spazio al patrimonio editoriale regionale: per tutta la durata degli eventi saranno allestiti stand degli editori locali e si terrà la rassegna “Pillole editoriali: incontri con il sapere locale” — momenti pensati per valorizzare le produzioni, le storie e le voci dell’Abruzzo e del territorio aquilano. Non mancheranno dibattiti sull’Intelligenza Artificiale, i nuovi media e la geopolitica contemporanea.
Con l’Alto Patrocinio della Regione Abruzzo, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, della Provincia dell’Aquila e del Comune dell’Aquila. Nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

lunedì 21 settembre 2026

“Dompé a L’Aquila. Dall’Italia al mondo”: dal 26 settembre al Palazzo dell’Emiciclo la storia di un’azienda che ha scelto L’Aquila. Ingresso libero

Dalla farmacia ottocentesca di Piazza della Scala a Milano al polo produttivo e scientifico di Campo di Pile, capace di produrre 700 milioni di dosi l’anno e di raggiungere oltre 40 paesi nel mondo. Il percorso espositivo “Dompé a L’Aquila. Dall’Italia al mondo” ricostruisce oltre un secolo di storia di Dompé, azienda biofarmaceutica italiana di rilevanza internazionale, restituendo alla città dell’Aquila la memoria di un legame industriale e scientifico che dura ormai da oltre trent’anni.


La mostra, promossa dalla Fondazione Dompé con il patrocinio del Comune dell’Aquila e del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, si inserisce nel programma dell’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 ed è ospitata nelle sale del Palazzo dell’Emiciclo — sede del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, nel cuore del centro storico aquilano.

  • L’apertura è sabato 26 settembre alle ore 15:00. Nei giorni successivi la mostra è visitabile dalle 8:30 alle 19:30 fino al 2 ottobre 2026. L’ingresso è gratuito.

Il percorso: dall’archivio storico al presente

Il cuore dell’esposizione è costituito da oltre 50 testimonianze — fotografie, documenti e materiali provenienti dall’Archivio Storico della Fondazione Dompé — arricchite da contenuti multimediali che ampliano il racconto e offrono al visitatore un’esperienza di fruizione contemporanea.

Il percorso narrativo parte dalle origini: la Farmacia Centrale Dompé di Piazza della Scala, aperta a Milano alla fine dell’Ottocento, primo capitolo di una storia imprenditoriale che nel corso del Novecento si trasforma in un’azienda farmaceutica di rilievo internazionale.

L’Aquila nel racconto Dompé: Campo di Pile

Una sezione specifica è dedicata al legame tra Dompé e L’Aquila, avviato nel 1993 con l’apertura dello stabilimento di Campo di Pile. Quello che nasce come impianto produttivo diventa nel tempo uno dei poli industriali e scientifici più avanzati d’Europa nel settore biofarmaceutico: oggi conta più di 300 dipendenti, una capacità produttiva di 700 milioni di dosi e 45 milioni di confezioni l’anno, destinate a oltre 40 paesi nel mondo.

Il polo dell’Aquila non è dunque solo una realtà produttiva locale: è un punto di eccellenza che collega il territorio aquilano ai mercati farmaceutici globali, testimoniando come l’Aquila sia anche un distretto dell’innovazione scientifica e industriale.

La Fondazione Dompé e l’Archivio Storico

La mostra è promossa dalla Fondazione Dompé, nata nel 2020 su iniziativa di Sergio Dompé, Presidente esecutivo dell’omonima azienda biofarmaceutica. La Fondazione persegue due obiettivi principali: abbattere le barriere socioeconomiche all’accesso all’istruzione universitaria e promuovere lo sviluppo delle professioni del futuro nelle discipline STEM — con particolare attenzione alle scienze della vita.

La Fondazione gestisce inoltre il progetto dell’Archivio Storico Dompé — avviato anch’esso nel 2020 — con l’obiettivo di tutelare e valorizzare la memoria di un’azienda che ha sempre fatto dell’innovazione il proprio motore. L’archivio è la fonte principale dei materiali in mostra.

Informazioni pratiche

  • Mostra Dompé a L’Aquila. Dall’Italia al mondo
  • Apertura Sabato 26 settembre 2026, ore 15:00
  • Chiusura Venerdì 2 ottobre 2026
  • Orari (dom-ven) 8:30–19:30
  • Sede Palazzo dell’Emiciclo, L’Aquila
  • Ingresso Libero
  • Promossa da Fondazione Dompé
  • Patrocini Comune dell’Aquila · Consiglio Regionale dell’Abruzzo
  • Nell’ambito di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026
Mostra promossa dalla Fondazione Dompé con il patrocinio del Comune dell’Aquila e del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. - L'Aquila 2026

L’Aquila | MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo | “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila”

Il Comune dell’Aquila e il MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo presentano “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila” : un omaggio, ...