giovedì 11 giugno 2026

Maja Escher - Cupra Marittima (AP) | Natalya Marconini Falconer - Pofi (FR) | Una Boccata d'Arte 2026

Per la Settima Edizione di #unaboccatadarte, Maja Escher (@majaescher) realizzerà un intervento a Cupra Marittima (AP), nelle Marche, a cura di Matilde Galletti (@matildegalletti)

Piedi caprini, capelli di polpo a cura di Matilde Galletti

Inaugurazione

Domenica 21 giugno alle 18.30

Borgo Marano, Cupra Marittima (AP)

"Ho sviluppato una forma di archeologia speculativa usando esercizi di disegno collettivo per accedere a una memoria subconscia condivisa dell’immagine della dea. Così intendo riattivare un luogo di culto dedicato alle energie femminili e alle divinità nella cultura contemporanea."

A Cupra Marittima, affiorano le tracce di un’epoca pre-romana, resti di mura e scalinate che sembrano voler nascondere la presenza del tempio della Dea Cupra, divinità legata alla terra e all’acqua. Non si conserva neppure l’iconografia della dea, un tempo venerata dalle popolazioni locali.

L’intervento di Maja Escher si insinua in questa fessura, abitando le architetture esistenti e rivelando il mito attraverso la realizzazione di un altare domestico dedicato alla Dea. Una serie di formelle in terracotta, realizzate in un processo di archeologia speculativa attivato dall’artista insieme a bambini e anziani di Cupra Marittima, sono inserite nei muri di Borgo Marano, il paese alto: un percorso che poco alla volta disegna l’immagine della divinità, fondata sull’immaginario collettivo, e traccia la via verso il nuovo tempio. Qui, elementi visivi ispirati al luogo, dalla vegetazione locale alle attività storiche di marineria, si presentano come doni per celebrare la Dea Cupra. 

Public Program

Archeologia Speculativa

27 e 28 aprile 2026

Cupra Marittima (AP)

Le bambine e i bambini della Scuola Elementare e gli anziani della Casa di Riposo sono coinvolti in un laboratorio immaginativo di archeologia speculativa. L'intento dell'artista è aprire con loro un confronto ludico per provare a dare un volto e un corpo alla Dea Cupra, al fine di riconnettere i partecipanti alla storia locale e vedere dove li può spingere la loro immaginazione. 

Si ringraziano: il Sindaco Alessio Piersimoni, la Consigliera Eliana Ameli, Mattis Heilscher,  Andrea Mora, Lara Moriconi, Lucía Leirós Porto, Ariel Pinheiro, Fernando Roussado, Joana Salgueiro, Settimio Tassotti. 

Un ringraziamento a tutti i  bimbi, anziani e pescatori che hanno collaborato al progetto: Ramona Agostini, Daniele Camela, Romina Caminonni, Maria Carlini, Jhonny Acevedososa Crodoba, Ermanno Agnotti, Francesco Ameli, Esra Amzi, Serena Basili, Sofia Bejaoui, Saverio Butta, Alice Calabrò, Sofia Centanni, Anna Ciarrocchi, Leonardo Ciarrocchi, Alexandru Coruanu, Noah De Filippo, Giulio Del Zompo, Christian De Micco, Rosanna Di Virgilio, Diego Ferraro, Marco Flamini, Ilaria Galavotti, Sonia Ben Gazhela, Alessio Hasalliu, Ejoele Hoxha, Jad Ibn Cheikh, Amedea Ionni, Davide Lanciotti, Erid Lloshi, Hassine Mabrouk, Marta Mancini, Rebecca Mancini, Antonio Matthias Manetti, Samuel Mannocchi, Lorenzo Morganti, Rita Marini, Rossana Mazza, Tiago Nolria, Margherita Novelli, Sofia Pieroni, Milena Pistolesi, Ambar Martina Flores Rodriguez, Lidia Rosetti, Gioconda Rossi, Maria Ruggeri, Mario Michele Scutti, Antonio Teodori, Irma Urbinati, Emidio Zazzetti, Amelja Xhebexhiu.

Artista

Maja Escher (Santiago do Cacém, Portugal, 1990) holds a BA and an MA in Multimedia Art from the Faculty of Fine Arts in Lisbon, including a study grant in London.

Her practice emerges from a direct relationship with territory and its materialities—stories, songs, clay, reeds, stones, ropes, pigments, and plants. Through processes of gathering, experimentation, and collaboration, she transforms these elements into installations and objects that explore the interdependence between body, land, and language. Her work brings together ecological observation, local technologies, and practices of listening and sharing, often incorporating oral knowledge, songs, and popular sayings.

Curatrice

Matilde Galletti è curatrice e docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Si è formata e ha collaborato con gli Archivi Gerardo Dottori di Perugia, con l’associazione a.titolo di Torino, con la rivista Titolo. Si è occupata di poesia visuale, lavorando per gli archivi di Anna Oberto a Genova e di Arrigo Lora-Totino. È ideatrice e curatrice di Karussell, progetto che promuove l’arte contemporanea nelle Marche del sud. Cura l’archivio dell’artista Mario Airò. Per Una Boccata d’Arte nelle Marche, ha curato i progetti di Caterina Morigi a San Ginesio (2024) e di Giuseppe Abate ad Altidona (2025).

Borgo

Cupra Marittima (AP), sulla Riviera delle Palme in provincia di Ascoli Piceno, è un raro esempio di centro rivierasco che conserva tracce ben distinte delle diverse epoche della sua storia. La parte moderna si sviluppa lungo la costa, il borgo medievale di Marano sorge sul colle, mentre a nord dell’attuale abitato si trovano i resti della romana Cupra Maritima. Abitato fin dal Paleolitico, fu prima un importante insediamento piceno e poi una colonia romana, di cui restano il Foro, il tempio dedicato alla Dea Cupra e una villa con terme e ninfeo. L’antico borgo fortificato di Marano conserva ancora mura, torri del XII secolo, palazzi nobiliari, chiese medievali e il Museo Archeologico del Territorio. Sulla costa si trova invece il Museo Malacologico Piceno, che raccoglie quasi un milione di esemplari e testimonianze di arte primitiva legate al mondo delle conchiglie.

Per la Settima Edizione di #unaboccatadarte, Natalya Marconini Falconer (@natalyamfalc) realizzerà un intervento a Pofi (FR), nel Lazio, a cura di Irene Angenica (@ir_e_ne_na)
Canzàre a cura di Irene Angenica
Inaugurazione
Sabato 20 giugno alle 18.30
Via G. Pesci 42, Pofi (FR)
Canzàre significa attraversare un terreno privato.
Un borgo nato da un’entropia vulcanica e generativa, fatta di cose che si disfano mentre diventano altro. Segni di vita, gesti di magia sfuggenti, riemergono dalle crepe della distruzione. Come può la materia attraversare il passato e arrivare al presente per raccontare ciò che non esiste più?
A Pofi, le fondamenta di una casa distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale affiorano oggi come una piccola piazza, il cui perimetro conserva ancora la forma originaria dell’abitazione, tra soglie e scale riconoscibili. È da questo luogo che prende forma il progetto, sviluppato a partire dalle suggestioni emerse durante i sopralluoghi e dalle lunghe osservazioni del paese.
Questo spazio, sospeso tra memoria privata e uso collettivo, diventa il punto di partenza: l’artista ne propone una risignificazione attraverso la ripavimentazione di una porzione dell’antica casa, evocando simbolicamente un processo di ricostruzione e rinascita.
Nella nuova pavimentazione sono inseriti calchi legati alla storia locale, tra cui le frecce in selce ritrovate dai bambini nei campi negli anni Cinquanta e la vitalba, pianta simbolo di resilienza. L’opera si configura come un omaggio alla memoria del luogo e, al tempo stesso, come un auspicio di rinascita per la comunità: un gesto che unisce passato e presente, trasformando le tracce della distruzione in una narrazione di continuità e rigenerazione.
Public Program
Case che restano
16 maggio 2026
Pofi (FR)
Il workshop invita gli abitanti di Pofi a dialogare con gli studenti dell'Accademia di Belle arti di Frosinone condividendo memorie familiari e ricordi di vita quotidiana: gesti, oggetti, ricordi, sensazioni. Insieme agli studenti, queste storie diventeranno una grande tela dipinta, trasformando la memoria in materia viva e collettiva.
Si ringraziano: Marco Savarese, James Hillman, Massimo Schiavoni della Fonderia Schiavoni, Chiara Gerpini, Lorenzo D’Amici, Edmondo D’Amici, Anna Maria Fiorini, Hagopian, Marisa Colonnelli, Gruppo Folklore Pofano.
Artista
Natalya Marconini Falconer (Londra, 1997) è un’artista e scrittrice che lavora tra Londra e l’Italia. Dopo la laurea in Letteratura inglese presso l’University College London nel 2019, ha conseguito un Master in Belle Arti alla Slade School of Fine Art di Londra nel 2024, dove ha ricevuto la borsa di studio della Sarabande Foundation. La sua pratica nasce da lacune nella memoria familiare e nella storia dei luoghi. Lavorando con scultura, installazione e scrittura, indaga questi vuoti, spesso attraverso la raccolta dei resti materiali lasciati dalla rapida industrializzazione, dalle migrazioni interne e dagli eventi naturali. Nel 2025 ha partecipato alla residenza Atelier Elpis e alla mostra collettiva A te non resta che abitare questo desiderio, entrambe promosse da Fondazione Elpis a Milano. Nel 2026 prende parte alla mostra collettiva Reassemblage presso la General Assembly Gallery a Londra, ed è artista in residenza per lo Studio Programme di Castro Projects a Roma.
Curatrice
Irene Angenica (Catania, 1991) è una curatrice educativa, laureata in Storia dell’arte contemporanea e Didattica dell’arte. Ha frequentato CAMPO alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, co-fondato il collettivo CampoBase e collaborato con istituzioni nazionali e internazionali. Dal 2021 al 2025 è stata responsabile delle attività educative del MACRO di Roma. Attualmente svolge un PhD all’Accademia di Belle Arti di Catania. La sua ricerca indaga pratiche discorsive, laboratoriali e collettive con approcci non gerarchici e conviviali. Per una Boccata d’Arte in Lazio, ha curato i progetti di Elena Rivoltini a Bassiano (2024) e Gabriele Ermini a Oriolo Romano (2025).
Borgo
Pofi (FR) si trova nella provincia di Frosinone nel cuore della Ciociaria. Arroccato su un antico vulcano spento, domina il paesaggio con un panorama che abbraccia i paesi limitrofi e spazia tra campi e monti del basso Lazio. Il centro storico, con i suoi vicoli in pietra vulcanica, custodisce tradizioni antiche, alcune legate alla cultura florivivaistica, ancora oggi molto sentita in paese. Tra i luoghi simbolo spicca la Chiesa di Sant’Antonino del XI secolo, in stile romanico e il Castello baronale dei Colonna, con la Torre dell’Orologio. Pofi occupa inoltre un posto centrale nel dibattito paleoantropologico grazie ai ritrovamenti di reperti fossili attribuiti all’Homo heidelbergensis, risalenti a circa 400.000 anni fa. I molti reperti, oggi esposti presso il Museo Preistorico Pietro Fedele, testimoniano la presenza dell’uomo nel territorio della Valle del Sacco fin dal Paleolitico medio. Una Boccata d'Arte

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